Aprendo la terza porta a sinistra, nel corridoio, troverai un colonna altissima. Scalala. Giunto in cima riprendi fiato, guardami, e.
Una carezza, un confronto liscio, la dolcezza che a volte nascondo- possibile che me ne sia scordata così a lungo? che non abbia saputo della mia pelle liscia e ricettiva se non in amore? che non mi sia gettata in null'altro che battaglie, crociate, valanche, diluvi, disastri, effrazioni?
Ora mi ricordo di me, e questo mi commuove. Non mi vedevo da così tanto tempo, non sapevo più l'effettivo orizzonte, come su una biga lanciata sì in alto ma arenata fra cirri e cumulonembi, e niente vedevo al di fuori della stagnante luce che era la mia inquietudine riflessa dall'umidità. Ricordo di me riavendomi dentro. Dio, è splendido come mi sento stasera. Stanca morta e felice. Pronta a tutto, e ancora una volta, pronta a divenire.
Dio dell'acido urico e dei tormenti,
dio dei fermagli e dei frementi,
quanto adoro quest'uomo di affanni e dubbi
di abbracci e carezze notturne,
lo adoro tanto che mi si scaricano spezie nuove fra le dita
dal bisogno che ho d'urlarlo ora:
e poichè dalla colonna condominiale non m'udirebbe nessuno
mi schianto qua, e senza velo,
così che si capisca che io due lo amo tutti e quindici.
Fanculo.
Sto cercando un padre. Qualche volontario?
oggi ho letto il suo blog.
scrive meglio di come scrivevo io a quell'età, invece torturavo le mie parole come ogni cosa che riguardasse la mia esistenza.
era un po' doloroso sentire che differenze d'età a parte, differenze effettive, lontanzanze geografiche, tenerezze, fisico, eccetera a parte, sarebbe così facile per te invaghirti di lei, sì, so che ci sono troppi se per poter anche solo immaginare una cosa simile ma sai il mio vedere più nero del nero a volte, sai le paure di ventitreanni di orrori che chi immaginava potessero davvero aver luogo, è un bene che io ti sappia altrimenti avrei un vera terribile paura, e non solo un onirico amaro in bocca. ma lei ti ha nel cuore più di quanto sia piacevole portare da soli. e l'ho letta con tristezza. è sull'orlo pericoloso d'innamoramento, e ha troppa poesia per preoccuparsi delle spine.
onde grigie, o metalmeccanici dei sensi ottenbrati/ottenebranti.
Poichè sono di cuore buono, cuore buono, così ho fatto: l'ho preso, scottato cinque minuti per lato in una padella antiaderente ben calda, affettato finemente, condito con ruchetta spezzetata e una dadolata di pomodori pachino conditi con poco sale, aceto tradizionale di modena e olio extra-vergine d'oliva. Palle, questa era la condizione ideale. In realtà l'ho afferrato con le mani sporche e irrorato di limoni, coi denti stretti e il petto spalancato e non più precoce.
Avevo promesso di scrivere solo che cose che sono indiscutibilmente e di chiamarle col nome che spetta fisicamente. Ma così è, per me, a me, in me. Le cose hanno il nome più perciso, raramente quello tradizionale. Come in una storia d'amore. Che chiamata storia d'amore, a volte è storia di sesso, amicizia particolare, reciproco egoismo (?!),noia, compagnia dovuta. E da noi che non si può chiamarla storia d'amore finisce che lo è davvero, e una delle poche di diritto. Per quello ho tirato fuori il mio cuore poco fa, l'ho malamente condito come una cosa di mangiare, sfogare, spezzare, e ora disinfettato rimettere a posto, perchè non avevo fame ma solo un'idea statica di nutrimento e appetito. Sapere che non c'è utilità in questo, beh quando ho iniziato a scrivere mi figurava una lunga e lenta poesia, giù fino ad un epilogo che smuovesse cose che poi non si sono mai fermate (ma questa puntualizzazione è più che didascalica, quasi convenzione inutile) e dare a queste notti di sbaraglio un'unità da trattato, postilla, n.b....
permettimi di dire, e tappati le orecchie, e imbarazzati:
ti assicuro, accade che non rispondi, e istanti in cui non parla ma è come lo urlassi chiaro- tu mi, e perdonami, forse anche questa piccola battaglia in un certo strampalato senso è mia, vinta.
e ghudifnost
se suona meno violento
e non delude mai, mai, mai.
Vi dirò cosa si prova a succhiare noia negli angoli umidi e bui di aule la cui metratura supera quella della vitalità di chi la riempie. Vi descriverò l'idiozia e l'immensa ottusità che la massa si imprime in fronte negli ultimi anni di scuola, e degli schiamazzi e bestialità che costituiscono l'ovvio prolungamento di corpi vuoti e indegni di emanare calore.
Mi vergogno terribilmente. Ma non potevo fare a meno di dirlo. In certi momenti sembra un'ossessione. Ingestibile, perchè il mio fermo ragionare, quello che conosci benissimo, non la riesce a sovrastare.
Un macello. Non so bene come fermarlo.
Sento che mi tradirai.
L'ho sognato di nuovo, poco addormentata sul divano. Nulla di propriamente fisico, ma solo io totalmente assente da te.
Una sensazione orribile, nessun fiato, io non c'ero, tu eri tu senza di me.
Che fare.
Puoi aiutarmi?
Dio dei quattordici martelli e delle quindici inculate,
una bella bomba al cloro su questa cerimonia?...
E' questa la differenza fra me e le possibilità, probabilità, voglie, curiosità tanto per? Che io sono tangibile? Che io sono, e qui, e per?
Trabocco teina. Tremo. E ci sono. E questo non ha a che fare con noi. Ha solo a che fare con me, col mio busto, con ciò di me che mi determina de sempre. E s'infrange con questa nuova Lou che non sa ancora bene come si gestisce una donna, non più una ragazzina come le farebbe comodo, una donna. Questa donna strana, che amo tremendamente e mi spaventa tremendamente, questa ha a che fare con noi, e vorrei mi aiutassi nell'attraversarla.
Potrei spaccare il tavolo oggi
per aver passato tutta la notte a tossire
per ogni dannata posizione della mia testa mi scorreva muco in gola e spezzava il respiro regolare che il sonno richiede
detesto tossire
detesto più tossire che vomitare
anche se riesco a vomitare solo quando bevo troppo
c'ho provato una volta che avevo semplicemente mangiato molto molto
ma non m'è mica riuscito, eh!
e la parente in vacanza a casa mia
che da tre giorni mi fa le stesse domande
ricevendo sempre le stesse meccaniche risposte
ma dico, io potrei spaccare anche lo scaffale del balcone oggi
quello pieno di polvere e ragnatele
perchè detesto pulire quel balcone
e visto che devo pure buttare la spazzatura, pulire la lettiera al gatto, cucinare per il nostro pranzetto
già che ci sono
penso che spaccherò pure la poltrona che ho in camera
tanto non m'è mai servita a niente.
Stacca i miei petali uno a uno
come foglie carciofo
da intingere nella disperazione che non c'è più
nella disperazione che ho tolta.
Meglio al naturale.
O un poco di melissa dietro l'orecchio birichino?
Forse la sola cosa che mi fa un effetto più strano dell'avere un padre cinquantenne è il non poter avere il padre cinquantenne.
Oddio, quanta amarezza, quanta ovvia solitaria amarezza, e mi attende un lavoro così improprio e assurdo...
Quanto mi è piaciuto, cazzo, quanto mi è piaciuto.
Sentirti dire "e domani vieni da me". Una cosa banalissima, d'accordo. No. Non te l'avevo mai sentito dire così.
Cristo, siamo in inarrestabile movimento. Dove andremo a finire avanti di questo passo, in nycaragua, a ragliare fra le foche, in una scarpata fra mille scaglie di latta, il nostro amore è un'arma straordinaria e pericolosa.
Ho mal di testa. Ho voglia di dormire con te. Ho voglia di estate vera. Ho voglia di casa.
Concerto di musica classica su raitre.
Ringrazio l'etere.
E mando a fare in culo le mie tende, il mio disordine, la mia tenacia.
Ma come non detto, i pugni sono ancora ben stretti.
Eh.
Scaffalatura in legno grezzo sulla quale sono malamente disposte scatole di sale, pomodori, tonno, pasta, caffè.
Umidità. Il pavimento potrebbe essere di cotto vecchissimo. E' tanto sporco da sembrare in terra battuta. Ho freddo ai piedi e caldo a tutto il resto.
Questo accadeva quattro anni fa. Non è necessario chiedermi che fine hano fatto i miei ambrati propositi e sarebbe necessario rispondermi. Ero gentile ma poco lucida. Lo scrittoio ricavato dal mobile della macchina da cucire mi impone un quantitativo minimo di criticità che mina il dignitoso pallore di anni incerti.
Tutta questa velocità non mi si confà, eppure questa lentezza non mi si addice affatto.
E' un alloggio che aspira al grado di appartamento ma proprio non ce la fa. Quindi, va eliminato.
Massì. Sai che ti dico? Hai vinto. Sì, hai sentito bene, tu hai vinto. Prendi pure possesso di ciò che hai guadagnato. Tutto fino all'orlo delle labbra, hai il permesso di insediarti. Ma Lou resterà sulla Colonna. Perchè, ricorda, lassù non ci sono nè regni nè stagioni.
Nella tasca un mazzolin di fiori, per aprire le stagioni a flora e fauna-divenire parco nazionale e decapitata meraviglia
cartina
Poi la radio ha addirittura passato San Franciscan Nights di Eric Burdon. In testa mi risuonano campanelli, telefoni, scortesie che una volta tanto non mi riguardano più di tanto. Piegati, solleva il cartone, schiena giù, schiena su, tre passi avanti, uno indietro. No signora, non vendiamo dromedari. Che io non voglio far carriera, mi contento di fare quei quattro conticinie impazzir di gente, e se proprio ve n'è occasione schizzare tra le scaffalature e dar posto a scatolame, pigiare qualche cartone nella pressa. Mi pare sufficiente. Scatoloni, contare soldi e litigare un poco, ma la carriera no, la carriera mai, meglio sentirmi gru manovrata e guardarmi attorno tranquilla, con il mio acciaio, i cavi e tutto quanto, sapere che avrò sempre tempo per voler sorridere e ogni cosa carina.
A malapena ti lascerò un respiro dei miei. A malapena. Dovrai cavartela da solo, nella tua lotta lunga e presumibilmente anaerobica, l'ansia appiccicata ai palmi della mani come coriandoli di carne avariata, la paura del vuoto che ti assale ad ogni passo, le tue gambe considerando troppo ampio lo stacco dal suolo per non figurarsi la vertigine. Avrai stalattiti di emozione repressa -o mal espressa che dir si voglia- conficcate nel basso ventre, da non poter muovere passo senza dolore e insopportabile.
Non si può violentare una canzone così. Poi rimane incinta e ne nascono di peggiori.
Ho passato il segno.
Due parole sono troppo.
Parlavo da sola, ma ti ho chiamato per nome.
Io ho gonfiato la situazione, perchè mi piacciono i tendoni da circo.
Io ho acceso il cerchio e mimato il salto.
Impastami pure.
Hai il diritto di spararmi addosso il lievito del tuo risentimento.
Non mi difenderò.
Non è più il mio territorio.
Sono nel tuo centimetro.
Vado avanti, perchè so essere egosta e infantile quanto basta per restare al centro dell'attenzione. Come se volessi scoprirti fino in fondo, lasciarti nudo. Mi accanisco sulla tua mente, sui tuoi sentimenti, sul tuo carattere, lo so che ti ferisco a ogni pie' sospinto, so di non perdere occasione per stordirti e confonderti.
Fin dove puoi arrivare? Quanto sei disposto a scendere per me? Ah, giusto, non sei l'unico a scendere, con te scendo anch'io, sì? Fino a dove arriveremo? Quanto bene, e proporzionalmente quanto male ci faremo?
Il gioco mi piace, è chiaro. Sono abile e non poco. Anche quando la posta in gioco è il mio amore perfetto. Anche quando potrei rimanere col mio solo midollo osseo in mano.
mi ritrovo ad ascoltare wicked game come la più confusa e malinconica delle persone
nonostante non abbia più quella confusione corale a sfidarmi in ansie e timori
mi trovo bene da sola in questo momento
ho bisogno di sedimentare decisioni nonostante non le abbia ancora prese
ho bisogno di avere bisogno di una qualche tangibile cosa
perchè i tengerine dream si possono ascoltare ma non farne basi di vita
credo sinceramente che i rapporti nuovi possano prendere la piega che meglio si addice alla somma algebrica dei miei sentimenti e dei miei Voleri
credo di essere pronta a costruire un'amicizia sulle tue mani e sui miei fianchi
credo di non volere altro
e come una devota fedele
segretamente avrò la prova che ciò in cui credo esiste, è reale.
Ricordo girocolli d’oro bianco che poco s’addicevano alla mia tensione, orecchini molto discreti e pesati, linee sincere e prestanti attorno al mio corpo. C’erano colori che non osavo e altri che mi si ritorcevano contro ogniqualvolta osavo. Losanghe di infanzia attorcigliate attorno al punto vita, morbide e vistose. Abiti e scarpe perfetti, impeccabili mise e deliziosa ragazza.
Eppure non serve a nulla stropicciare lo sguardo basso o la smorfia che si fa strada dal mio collo in su; non serve scendere di corsa scale per duecentosei metri di dislivello e risalire con un ascensore e e ridiscendere e nuovamente salire che è ciò che sto facendo io ora
come un tubero senza strada per le viscere di una collina il cui nome confondo di continuo e con molti altri, cosa è spingermi oltre e faticare stramazzare ed essere forte se non ho motivo di marcire e ogni volta rifermentare del mio proprio dolore
e dolore per cosa, poi, non capisco per cosa io debba ora sentirmi tesa o agitata o confusa, se averne parlato iersera mi aveva privata di zavorra e sotterfugi del carattere
E forse solo perchè
è domenica sera
e io
la domenica
non la so proprio fare.
Ho trascorso uno splendido finesettimana a G. da/con M, M che è sempre più parte di me e mi lascia sentire sicura e perennemente equilibrata, milena che stare vicine mi emoziona e parlarne ora mi graffia la trachea, mi graffia la trachea e potrei piagnucolare coma piagnucolavano i frutti esotici sullle bancarelle del mercato orientale, mi graffia la trachea e non oso smettere di pensare a questo meraviglioso che abbiamo non oso smettere di pensarci con la nebbia e neppure il gatto può essere totalmente felice.
Vorrei stare più spesso con te, tesoro, vorrei che condividessimo più cose, vorrei che fossimo più spesso così vicine.
Ci sono istanti che mi pare d'avere raspi d'uva nelle mani, al posto delle vene. E' un prurito, una noia, un dover scrivere, comporre schemi o poemi nei quali snocciolare ogni questione aperta. Non posso farne a meno. Così mi sono sentita stamattina quando ho letto il tuo messaggio. Un fastidio alle dita, un impellente bisogno di lapis o tasti, perchè di parlare non c'era proprio modo.
Ho inteso dalle tue parole, ma avrei potuto coglierne i segni già da molto, di aver creato un sistema di comunicazione nel quale ti sei erroneamente installato come protagonista, anzichè come interlocutore. Hai piegato al tuo indirizzo le mie poesie e i miei racconti, hai travisato concetti, esperienze, immagini, accuse e confessioni.
Mi spiace. Mi sono lasciata prendere dal gioco e ho dato del mio meglio, ho estratto tutta la luce della quale sono capace. E forse avrei dovuto essere più accorta, perchè ora è evidente, la tua ammirazione non è solo letteraria.
Anna non ha torto. Le attenzioni lusingano. Ma la tua va oltre, e mi turba. Perchè il mio amore è impassibile e costante, e al di fuori di G non vedo null'altro.
Una scelta di comodo, quando le vie che percorro sono troppo trafficate ne scelgo una secondaria e snocciolo nuovi lastricati davanti a me.
Apro queste pagine per pulirmi la gola, per raschiare dal respiro una sensazione di ansia e di cumulo. Con la libertà di un volto nuovo, nessun problema con le citazioni e le eccitazioni, per guarire dal difetto di tacere, celare, mordermi le labbra sempre più screpolate.
Per ostracismo, sfogo e utilità. Per scrivere e restare un poco ignota, per esercizio patetico e d'incanto, per ogni evenienza, lou sale sulla colonna e non si risparmierà nulla.